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“Somewhere” in Zena
Serata di mezza settimana (e fine estate) a Genova, la gente non si gode il clima perfetto e non mette il naso fuori di casa, probabilmente pensando che l’estate sia finita e stia iniziando una lebowskiana “valle di lacrime”.

L’occasione per uscire me la da il film di Sofia Coppola “Somewhere”, oggi chiacchierato e celebrato dal Festival del Cinema di Venezia. Sono un grande fan della figlia d’arte per eccellenza alla regia, ma trovo che il Leone e in particolare per questo film, sia troppo generoso. Ci ritorneremo su.
La notte genovese è grigia e un po’ inutile, dicevamo, come il film stesso. Non vorrei essere troppo critico, intendiamoci, lo dico con affetto. Passeggiando per le vie del centro senza un perchè ci si trovava a condividere la strada con poche persone, perlopiù giovanissime e tutto intorno i rumori del traffico erano ovattati da un’atmosfera piuttosto malinconica. Malinconica, continuiamo il parallelo, era anche la sala America di Via Colombo. Mi piacciono anche per questo i cinema tradizionali, perchè ogni tanto vai e rischi di vedere in quasi solitudine dei film, magari bellissimi, in proiezione privata. Come i vip.
Noi che vip non siamo e non ci teniamo nemmeno a diventarlo, ci accomodiamo a metà sala, dove le poltrone hanno il passaggio orizzontale in modo che, se colpiti da narcolessia improvvisa, ci si possa ben allungare. In una posizione a metà tra lo sdraiato e il seduto, si spera di non russare e disturbare la proiezione. Comunque il primo dubbio è fugato: il film non fa dormire, anzi in alcune parti è anche divertente nonostante le lunghe pause in assenza-dialogo. “Queste rappresentano il nocciolo del film, raccontano i problemi di comunicazione dei personaggi”, mi dico. Proprio la struttura della sceneggiatura ha il punto di forza maggiore: resi benissimo i momenti in cui le persone non sanno che dire e, anzichè ragionare su problemi seri e occupare il tempo in maniera più utile, si lanciano in inutili domande o osservazioni di cui sono annoiati a tal punto, che non stanno neppure a sentire le risposte del loro interlocutore. E’ questo il caso dei due protagonisti di Somewhere, il papà giovane beccione come diciamo a Genova di quelli che fanno facili conquiste con l’altro sesso è Johnnie Marco; poi c’è sua figlia, una “piccola donna” di undici anni bellissima e introversa. Si parlano ma fanno finta di non pensare agli argomenti che davvero dovrebbero scatenarli: la famiglia è spaccata, la madre è partita per chissà dove e chissà quando ritornerà, la bimba è il classico “pacco postale”. Insomma, tutti sono anestetizzati dal lusso (Johnnie è una star internazionale) e dagli agi così dimenticano i problemi strutturali con qualche partita ai videogiochi e chi con un paio di vasche in piscina (la piccola), chi con qualche fugace e tragicomica scopata (lui, narcolettico in qualche scena esilarante alle prese con la biondona di turno). Insomma, tutti agiati, tutti ricchi, fortunati, ma maledettamente annoiati. Un po’ come i personaggi della Coppola: ricordate il Giardino delle Vergini Suicide o Maria Antonietta?
Questo film è piuttosto una riedizione, una correzione stilistica di “Lost in translation”, uno dei più bei film degli ultimi dieci anni. Di LiT ha però solo le stesse atmosfere, gli stessi personaggi, ma non c’è lo stesso pathos, forse per il fatto che sai fin dall’inizio che la storia non andrà da nessuna parte e finirà più o meno da dove è iniziata. Anche gli attori (pur bravi) non sono all’altezza dell’alchemica coppia Murray-Johansson. Stephen Dorff (serio candidato alla coppa Volpi) ed Elle Fanning ci raccontano un pezzo di star-system e anche un pezzo della società di tutti i giorni: noi che fuggiamo dalle responsabilità e non siamo adeguati di fronte a dei bambini che, auto-didatti, sbrigano le proprie faccende molto più efficacemente degli adulti.
Insomma il film c’è; è intelligente e ben congeniato, ma non è indimenticabile. E’ un po’ fumoso e troppo ‘già visto. Sofia, non adagiarti troppo sugli allori. Più che da Leone d’oro, il film era da Gattino Domestico d’Argento. Annerirà col tempo.
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