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Torneremo presto
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Zeneixe in viaggio: Friburgo / Strasburgo
GENOVA-BASILEA-FREIBURG-
STRASBOURG-BASEL-MAILAND-GENES
19-21 / 07 2010
CHEAP HAPPYNESS
Partenza da Genova lunedì mattina. Afa e caldo africano. Nonostante sia già sudato alle 07:45 ora della sveglia, mi viene in mente che stiamo andando oltre le Alpi, “Farà un freddo becco di sera”, mi dico mentre sto chiudendo la borsa con i ricambi e i pochi accessori da viaggio. Da persona saggia quale non sono, mi preparo un sacchetto di carta marchiato “Desigual” (perché mi sembrava il più casual, Ekom o Coop non avrebbero fatto lo stesso effetto) e ci infilo dentro un bomberino verde, del tipo-centro sociale, a quadretti, di H&M. In realtà la temperatura tra Genova e la mia destinazione è identica. Ma lo scoprirò solo sotto il sole cocente…
Il viaggio in macchina scivola via fino al confine. A Chiasso ci cominciamo ad imbottigliare. La macchina è composta da me, l’Ingegner K. e la sua consorte, che non avevo mai conosciuto prima di quel momento. Penso che sarà pesante il viaggio se questa si rivelasse una rompicazzo, ma la ragazza mi smentisce. Tra una chiacchiera e l’altra maciniamo chilometri piacevoli. L’ingegnere ha lo stra-controllo della situazione, aria condizionata e navigatore satellitare che ogni tanto ci interrompe: “Tra-ottocento-metri-tenere-la-sinistra”, dice sempre quello. Mah, l’aiuto della tecnologia… lui è un ingegnere e se ne compiace.
Quindi si comincia a cambiare il paesaggio e tutto intorno all’autostrada che stiamo percorrendo diventa sempre più verde, fino al traforo del S.Gottardo. Un tunnel lungo 14 chilometri che fa spavento. Prima di imboccarlo ci sorbiamo un’altra mezz’ora di traffico, e un semaforo che dovrebbe alternare la corsia delle automobili e quella dei camion ed invece fa andare solo i tir “con nostro sommo sbigottimento”, come cantavano gli Offlaga Disco Pax in “Robespierre”. Una volta dentro faccio una delle mie solite gaffés: “Eh, per alcune persone claustrofobiche fare un tunnel del genere dev’essere proprio un incubo…” Tira su il ditino Klara, la suddetta consorte dell’ingegnere e: “Eh, io sono claustrofobica, infatti riesco a fatica a prendere l’ascensore. Ma perché, ce ne abbiamo ancora per molto?!?”
“Noooo,” le fa K., probabilmente odiando il suo impertinente amico del sedile di dietro dal profondo del cuore, “Ancora un pezzettino”. Un pezzettino lungo ancora otto chilometri.
La Svizzera è un paese che fatico a capire del tutto. E’ una briciola di terreno al centro dell’Europa e nessuno, nemmeno il dispettoso Hitler, si è sognato mai di toccare. E’ uno stato super-nazionalista, ad ogni angolo vedi bandiere biancorosso crociate, nonostante siano una minuscola repubblica federale in cui ogni cantone mantiene la sua indipendenza, la sua storia, le sue abitudini. La Svizzera tedesca, la Svizzera italiana, la Svizzera francese: ma chi ci capisce qualcosa? Comunque ci fermiamo in un autogrill super-biologico, il Marchè. Si mangia bene, ed è quello che conta di più. Essendo particolarmente attaccati ai soldi e alla qualità del cibo, questi ristoratori ci sparano alla fine del pranzo un conto di euro 17,00 a testa, nonostante si trattasse di un piatto per uno e una spremuta d’arancia. Biologica ovviamente. Ben presentata in una bancone pieno di ghiaccio che fa tanto BIO. Diciassette euro, però… loro saranno anche svizzeri ma noi siamo genovesi, certe cose non le digeriamo tanto in fretta.
Dopo la proletaria Svizzera meridionale arriviamo in quel di Basilea dove, guarda caso, c’è anche lì un traffico insopportabile che ci obbliga a stare incolonnati per quasi un’ora. Il viaggio sta prendendo forma di una odissea fantozziana. Basilea è una città svizzera, da non confondere con Basilea in Germania che è tutta un’altra cosa. Poi, mi dicono, c’è anche una stazione ferroviaria a Basilea in territorio francese. Per vostra informazione, noi siamo diretti a Friburgo, Germania, non la Friburgo svizzera. Qui hanno talmente tanta fantasia che a poche decine di chilometri puoi trovarti due città con lo stesso nome in due paesi differenti. Con il cioccolato e la birra però si fanno perdonare, almeno da me.
Dopo aver superato lo stadio-canotto dell’FC Basel e la morbida dogana svizzera al confine nord, entriamo in Germania e da lì non c’è molta distanza fino a Friburgo, anzi Freiburg. Dopo un passaggio veloce a casa ci tocca il sacrificio del primo Biere-Garden, con tanto di fabbrica della birra annessa. Ci servono due pinte di weiss bier delle biondissime tedesche in canottiera e pantaloncini. L’ingegnere si lascia scappare: “Belle figliuole”. Diventerà il tormentone del mio breve soggiorno. Studentesse ventenni, che Dio le benedica ‘ste belle figliuole, penso in un momento a metà tra il mistico e l’arrapato. Quindi passiamo attraverso la Franziskanergasse scoprirò che lì ci ha vissuto il simpatico Erasmo da Rotterdam, di cui si apprezza “L’elogio della pazzia”, consigliato a tutti. La sua residenza è celebrata con un portale un po’ pacchiano a tre colori, tre varietà di bronzo credo.
Dopo vari giri e le weiss che ci riempiono lo stomaco, io e l’Ingegner ci sediamo a cena in un posticino economico, il Cafè Legére, in cui spiccano tre cose nel menu: il Cafè “Legére”, (caffè e sigaretta servita al tavolo! Che salutisti), una cotoletta da tre etti servita su un letto di patatine e infine la pasta del contadino tipo Bauernudeln: una pasta corta ma filamentosa condita con panna, prosciutto della Foresta nera e pollo. Escludendo il primo perché eravamo ben lontani dall’ora della colazione, ci buttiamo entrambi sulle due cose più pesanti. Alla fine del pasto entrambi proviamo l’esperienza dell’allucinazione, quello che abbiamo mangiato era troppo per chiunque, figuriamoci per chi come noi aveva appena ingurgitato due birre torbide, artigianali e corpose come ‘aperitivo’ al Biere-garden. La cena ci prova particolarmente, tanto che dopo un paio di giri a vuoto fra pub strapieni (era lunedì sera eppure erano tutti fuori di casa! Questo è il bello delle città universitarie) ci siamo dovuti ritirare.
In giro per il centro ci sono dei caratteristici canaletti in cui nel medio evo scorrevano le acque nere. Oggi per fortuna hanno solo funzione decorativa e consistono in una minaccia costante per distratti e ubriaconi. Ma niente paura, se ci finisci dentro è un buon segno: ti devi sposare con una ragazza o un ragazzo tedesco. Credo sia una varietà del nostro ‘schiacciare una merda’. Fai una figuraccia ma ti porta fortuna, ovvio che dipenda dalla tedesca che ti capita. Tuttavia in giro per le strade si cadrebbe piuttosto spesso e volentieri. Uno dei pub che mi colpisce di più è il “Chiringuito”, c’è talmente poca gente che non riusciamo nemmeno ad ordinare e quando ci avviciniamo al bancone il barista ci dice che per un cocktail ci sarebbe stato da aspettare almeno venti minuti. No, è troppo. Ce ne torniamo a casa. Io vengo lasciato a casa dell’Ingegnere che, furbetto, condivide l’appartamento con quattro studentesse tedesche.
Il 20 luglio mattina sono libero, il mio cicerone è al lavoro e così sono sguinzagliato per il centro. Stilo mentalmente la lista dei souvenir da portare in Italia e faccio colazione in un baretto (Cafè Kolanda, un posticino un po’ Italia anni ’40) che è molto carino e mi colpisce perché tutti i clienti, finito di consumare ai tavolini, portano i loro piattini e le tazze impilati verso uno sportello in cui c’è l’addetto alla lavastoviglie. Il quale ringrazia cortesemente e si occupa del lavaggio. Usanze che immagino impossibili in Italia, dove non siamo nemmeno in grado di comportarci decorosamente nei fast-food, o di alzare la ciambella del gabinetto prima di orinare.
Stessa pulizia ed educazione in un piccolo centro commerciale gastronomico, il Market Hall, in cui ci sono una dozzina di stand di cucine provenienti da tutto il mondo. Lì ti propongono i loro piatti cucinati sul momento. Dopo aver ricevuto e pagato il tuo vassoio vai nello spazio comune a consumare nei tavoli riservati a tutti i clienti. L’ingegnere propone una mangiatona di wurstel e birra ma, memore della serata precedente penso di tenermi più leggero con il mangiare delicato dello stand brasiliano. La ragazza che ci serve è molto gentile, sorridente e parla anche un po’ di italiano, perciò non fa fatica a manovrarci come marionette e ad imporci un orribile succo al guaranà: “Vien-dao-Brazil”. Potere della bellezza femminile o della stupidità maschile? Insomma io cerco di resistere ma poi mi lascio andare e le ordino una caipirinha, l’ideale all’ora di pranzo e con trenta gradi fuori dalla porta… L’Ing. invece si arrende agli occhioni castani della commessa verdeoro e comincia a sorseggiare il suo succhino brazileiro. Imbevibile, per la cronaca, anche se lui non lo ammetterà mai chiaramente.
Con delle forze che non credevo di avere, mi faccio accompagnare fino a S. George, una chiesa imponente e curiosa al tempo stesso in quanto le due cupole che si stagliano sembrano ricoperte di fondi di bottiglia, in aperto contrasto con la struttura e il colore cupo dell’edificio. Secondo il mio cicerone quel verde è garantito dalla presenza di caramelle gommose alla menta. Ma non sono ancora così ubriaco per prenderlo sul serio.
Il verde delle cupole di San Giorgio mi porta al verde di Friburgo, un’autentica ossessione e vanto per tutti i cittadini. La città si estende per qualche chilometro e per tutti è solcata da spazi verdi, viali alberati e parchi. Poi tutti vanno in bicicletta, tutti ma proprio tutti. Su 220 mila abitanti credo non ci siano meno di 150 mila biciclette, sono parcheggiate in ogni angolo. La cultura ecologista è tanto presente in questa città che ci sono anche dei quartieri verdi. Uno di questi è il quartiere solare di Vauban, dove se vai in auto e la parcheggi da quelle parti c’è un’altissima probabilità di trovarti sotto il tergicristalli un foglietto del quartiere in cui ti si invita a girare al largo di quelle zone, qualcosa che suonerebbe piuttosto come: “Ehi tu, non venire ad inquinarci con la tua sporca macchina a benzina. Se devi venirci a trovare usa piuttosto la bici o vieni a piedi!!” Sono emozioni, e più in generale è tutta una città, da vivere. Non mancano nemmeno i cittadini che girano per il centro scalzi. Per stare più in sintonia con l’ambiente ed essere prova vivente della pulizia delle strade friburghesi. Forse anche per masochismo, in quanto il ciotolato del centro storico deve diventare rovente sotto il sole estivo. Comunque loro sono contenti così, ustionati e felici.
Ritornando al ‘diario’, nel pomeriggio ci scappa un’altra merenda e un altro esperimento culinario, sempre riguardante la birra: c’è caldo e hai voglia di una birra, ma sotto il sole poi questa ti da una brutta sensazione di calore e fermentazione? Non c’è problema, ‘sti crucchi hanno pensato anche all’evenienza e ti propinano la radler, ovvero birra e limonata. Una specie di ‘annacquatura’ aspra della birra. Da provare. Io sono un tradizionalista convinto perciò non sarà un po’ di sole e caldo torrido a impedirmi di sorseggiare questa bevanda. Ma per i fisici più deboli, avanti con la radler!
Saliamo sul punto panoramico di Schlossberg dopo una bella scarpinata nel centro di Friburgo. C’è un bel parco e si arriva su un colle da dove si domina la città a forma di elle. Il tempo stringe però, bisogna ancora prendere una birra sulla terrazza panoramica e correre giù in tempo per la spesa. Così è nato l’esperimento-radler subito dopo ‘corretto’ da una bella pinta di pils. Il programma della serata è essenzialmente casalingo: cena in casa del sig. K., guarda caso senza le coinquiline (che le volesse tenere tutte per sè?!). Reggo il moccolo senza difficoltà e poi siamo invitati a casa di un gruppetto di amici, dove il mio inglese fatica ad ingranare ma rompiamo il ghiaccio quando vengo preso per il culo a più riprese dall’Ing. K riguardo la mia adorazione per i bretzel (quei panini a forma di simbolo Mercedes con il sale grosso sopra) accompagnati da senape. Cerco di sostenere per un po’ le mie ragioni, poi rinuncio visto che sono tutti divertiti. Carini ‘sti tedeschi.
L’indomani già si parte alla volta di Strasburgo, una vera sorpresa al centro dell’Europa almeno per me e la mia ignoranza di turista improvvisato. “La città delle strade” si apre ai visitatori placida e bellissima tra i suoi canali. Un capolavoro di urbanistica e un importante centro culturale in cui si respira aria e storia di Europa in senso stretto, più che di Germania o Francia che per secoli se la sono contesa. Strasburgo è anche storia, politica contemporanea per la presenza del Parlamento Europeo, che ne fa una capitale dell’Unione E. L’obiettivo militare dei leghisti è una città assolutamente da visitare anche per chi, come me, ci può trascorrere solo poche ore. In Germania avevo infatti acquistato un biglietto del treno che mi permetteva di ritornare in Italia con 60,00 euro. Arrivato intorno alle 10 del mattino (grazie ancora all’Ingegner K per la levataccia e gli ultimi saluti), avevo circa 5 ore e mezza. Fatto un giretto per il centro, apprezzato il museo delle Belle Arti in cui ho ammirato Botticelli, il Guercino (“Sansone e Dalila”). Poi un po’ di nostalgia genovese quando ho visto le tele di Valerio Castello, Strozzi e Magnasco. Un po’ stranito per la presenza di questi concittadini ho continuato il tour adorando Jean Jacques Heller e strappando uno scatto fotografico clandestino alla sua “Crocifissione”. Infine Jacques Gachot. Finita l’arte e visto il bell’orologio della Cattedrale, finalmente posso magnare un paninozzo come si deve e ingurgitare una pinta di birra. I 30 gradi fuori dal pub mi sorprendono quando esco e la gradazione alcolica della pils (un po’ sopra la media sullo stile delle birre belga) mi taglia le gambe. Barcollo e mi infilo nella Libreria Kléber di Piazza (pardon, Place) Kléber, dove c’era anche una statua di Jean Baptiste Kléber. Mi perquisiscono e non sarà l’unica volta. In realtà avevo solo comprato un sacchetto di tessuto, ma all’enorme uomo nero della security dovevo sembrare pericoloso.
Il successivo posto di blocco per il “terrorista” Rabacchi sarà molto più doloroso, alla stazione di Basilea, con il rischio di perdere il treno per Milano (l’ultimo prima dell’indomani mattina). Mi bloccano, chiedono i documenti, poi mi lasciano andare in tempo per salire al volo sull’Eurostar. Fucking cops. Arrivo con una puntualità imbarazzante alla stazione di Milano dove mi sento braccato dalla peggior fauna di barboni e ladruncoli. Non succede nulla perché il mio aspetto non promette altrettanto di buono e dopo un’oretta di attesa al self service risalgo sull’ultimo treno in direzione di Genova Piazza Principe. In poche ore avevo viaggiato da Friburgo a Strasburgo, fino a Basilea e Milano, infine il ritorno a casa. In sei ore avevo tagliato un pezzo di Europa. É una bella sensazione. Ti fa sentire che le possibilità sono pressoché illimitate quando si ha a disposizione un pezzo di libertà. E’ stato bello provare un po’ di felicità nella solitudine a un costo relativamente a buon mercato. E il ritorno a Zena, città così poco “europea”, non è lugubre come ci si potrebbe aspettare.
Colonna sonora proveniente dal mio lettore mp3: una cover di “I will survive” (di Cake); Rino Gaetano, “Bar dello sport”; Bob Dylan, “The man in me”; “Velvet Underground & Nico” (tutto l’album).
Zeneixe #30
http://www.sport.it/calcio/serie-a/zeneixe-30-rubrica-calcio-genova-genoa-e-sampdoria
Mirco Rabacchi 26/11/2010 
Arriviamo a ridosso del week-end di campionato numero 14. Diciannove e diciassette punti tra Samp e Genoa sono una buona scorta in vista di un campionato che forse ha deluso solo per via delle tante aspettative. La Sampdoria ha il morale sotto i tacchi: l’eliminazione dalla Champions, il mancato salto di qualità nel calcio mercato e la perdita di Cassano (il 3 dicembre si saprà qualcosa in più su di lui) hanno lasciato il segno. Il Genoa… beh, qualche pazzo parlava di scudetto in estate ma era un’evidente colpo di sole: Toni è stato un buon acquisto, Ranocchia si è confermato giovane di grande prospettive (sempre che non vada a gennaio all’Inter come molti giornali continuano a scrivere), Rafinha ha alzato il livello della squadra. Ma una marea di infortuni, il cambio di tecnico e qualcuno che non si è inserito ‘alla grande’ (Veloso), hanno rallentato una squadra che non ha mai trovato continuità e una vera identità.
- GENOA, SFIGA ED EDUARDO.
- SAMP, ALMENO NON SEI STATA NOIOSA.
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Zeneixe #28
http://www.sport.it/calcio/serie-a/zeneixe-28-rubrica-calcio-genova-genoa-e-sampdoria
Mirco Rabacchi 12/11/2010 
1) Ci hai fatto perdere Di Vaio.
2) La squadra giocherebbe meglio col 4-4-2, ma non puoi proprio cambiare modulo?
3) Lucho (Figueroa, ndr) se n’è tornato in Argentina per colpa tua.
4) Hai cacciato Floccari, era il nuovo Milito.
5) Presuntuoso.
6) Testa di c***o.
7) Te ne volevi andare alla Juventus e hai tirato i remi in barca.
8) Questa squadra rischia troppo. Hai visto che bel catenaccio che fanno i cugini con Delneri?
9) Come fai a non vincere con uno squadrone del genere?!?
10) Piemontese!
Dieci giudizi, epiteti, tormentoni, su Gian Piero Gasperini, il migliore allenatore sedutosi sulla panchina del Genoa da un po’ di tempo a questa parte. Sono parole, umori e pensieri da bar. Colui che è riuscito a riportare la squadra in serie A prima e in Europa poi, ora è a piedi. Lui ringrazia il Genoa e il Genoa ringrazia lui. Tutti sono ci sono rimasti male, alla fine dei conti. Il Prez dice di essere dispiaciuto, e ha ragione: “Esonerare un allenatore è prima di tutto una sconfitta per me”, non parlava così prima di aver incontrato il mister di Grugliasco.
Questo è il Genoa di Preziosi, certo. Ma quanto c’ha messo di suo, il Gasp… facciamo dei nomi: Konko, Juric, Milanetto, Borriello, Rossi sono stati tirati fuori dal proprio cilindro. In serie B è stata l’unica squadra degli ultimi vent’anni a giocare un calcio offensivo e a fare risultati (forse bisogna ritornare con la memoria all’Empoli di Spalletti per trovare una squadra ‘degna’ del Grifo di Gasperini). In serie A grandi complimenti e una Champions sfiorata. Insomma, tutti sono dispiaciuti dell’esonero, ma tutti ne sono altrettanto responsabili. Cosa volevamo di più da lui, con mezza squadra fuori per infortunio?! Se ne va un pezzo di storia recente e lo fa con equilibrio, senza schiamazzi e polemiche, anche se ne avrebbe ben donde. Sicuramente in futuro rimpiangeremo la serietà dell’uomo, e probabilmente anche la qualità del suo lavoro di allenatore. Il tempo è galantuomo.
- GENOA – BOLOGNA
- SAMPDORIA VERSO IL CHIEVO
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Zeneixe #26
http://www.sport.it/calcio/serie-a/zeneixe-26-rubrica-calcio-genova
Mirco Rabacchi 21/10/2010
Sampdoria-Fiorentina: 2-1. Roma-Genoa: 2-1. Stesso risultato, opposti sapori. In mezzo c’è anche un turno infrasettimanale di Coppa; Tim Cup contro il Grosseto per il Grifone ed Europa League contro gli ucraini del Metalist Kharkhiv per i blucerchiati. La prima ha già dato il suo verdetto, un unico vincitore, più che una squadra. L’altra è un banco di prova importante, soprattutto per coloro che hanno trovato poco spazio finora. Sarà un’incognita. Vediamo in che senso.
- CHIAMATELO ETO’ONI
- EMOZIONI, RABBIA E VENDETTA
Zeneixe #15
http://www.sport.it/calcio/serie-a/zeneixe-15-rubrica-calcio-genova
La Samp è in Champions! Ecco l’ultima puntata stagionale di Zeneixe, ne seguiranno altre extra. Buona lettura!
Foto di Barbara Bacigalupo
Qui il primo pezzo, poi l’elenco dei mini-titoli:
- Zeneixe: CHIUSURA COL BOTTO
Come ci si poteva aspettare o a seconda della propria fede calcistica, come si poteva temere, la Samp ha vinto con il Napoli e può festeggiare il quarto posto che le vale l’accesso ai preliminari di Champions League. E’ sempre bello vedere i bagni nella fontana, il rumore assordante per il trionfo calcistico, queste feste disordinate che significano passione pura per i propri colori: era stato memorabile il finale dell’Euro Genoa l’anno scorso, lo è stato anche quello dell’Euro Samp quest’anno.
Gli umori sono opposti: quelli che dovevano “studiare la storia” ne scrivono una pagina gloriosa, quelli che dovevano farla sono un po’ depressi dalla ‘gufata mal riuscita’. Il derby quest’anno ha una coda lunghissima che si srotolerà fino a ferragosto. Prime partite di Coppa Italia per il Grifo, ansia-Champions per i blucerchiati. Non sarà facile sopportarsi sotto l’ombrellone. I due presidenti si mal sopportano già adesso ed è un Garrone molto, troppo pungente a dare inizio alle danze.
- FIUME GARRONE IN PIENA
- IL PUNTO
- L’ULTIMA GIORNATA
Zeneixe #12
http://www.sport.it/calcio/serie-a/zeneixe-12-rubrica-calcio-genova

Foto di Nadia Deidda
Questa settimana i titoli sono questi:
- QUANTO CE RODE!!
- IMPRESA CHAMPIONS
- INSIPIDO GENOA
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Zeneixe #07
http://www.sport.it/calcio/serie-a/zeneixe-7-rubrica-calcio-genova
I mini-titoli di questa puntata:
Foto di Barbara Bacigalupo
Zeneixe #4
- ZENEIXE: MAL COMUNE SUPER GAUDIO
- PASTO EMILIANO INDIGESTO
- CENSURIAMOLI FIN DA PICCOLI
- LE PROSSIME INSIDIE
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